15. Pallotta e lo Stadio

Una foto di James Pallotta con abbigliamento AS Roma

D: Non hai paura che, appena terminati i lavori, Pallotta venda la AS Roma e tenga lo Stadio per sé?

R: Consultando lo Studio di Fattibilità[1] presentato in Comune alle pp. 36-37, si può notare come i ricavi previsti dall’utilizzo della struttura ammontino a 62mln annui così ripartiti:

  • 45% relativi alla vendita dei biglietti, non direttamente spettanti a AS Roma
  • 40% per pubblicità e sponsorship
  • 15% per altri ricavi (ristorazione, merchandising, ecc.)

Considerando l’ipotesi di un mutuo ventennale al 6%, con rimborso annuale pari a 31,5mln più maxirata finale del 20%, il proponente sviluppa, a pag. 40, un’analisi di sensibilità sul worst case scenario, ossia nell’ipotesi di un ammontare di ricavi ridotto del 10% (56mln). Al netto delle spese di gestione, degli oneri finanziari e delle imposte, il risultato economico si attesta ben al di sotto dei 10mln per circa la metà del periodo esaminato (6,2mln in media) mentre sfonda il muro dei 20mln soltanto nell’ultimo anno di simulazione. Il flusso di cassa disponibile, invece, si mantiene costante intorno ai 4mln annui.

Proiezione di costi-ricavi del promotore (ossia esclusi eventi AS-Roma) dello Stadio della Roma

Previsione del cash flow e del conto economico, Studio di Fattibilità, pag.40

Privato degli incassi derivanti dagli eventi AS Roma, dunque, l’impianto, nelle previsioni del proponente, è ritenuto scarsamente remunerativo. Alla luce di ciò, l’ipotesi formulata nella domanda appare decisamente improbabile, se non addirittura un completo nonsense.

A questo punto, tuttavia, certamente si obietterà: ma le previsioni di guadagno potrebbero essere state strumentalmente sottostimate!

In quel caso [tutto da dimostrare, dal momento che le proiezioni dei ricavi appaiono in linea, ad esempio, con quanto fatto registrare dall’Allianz Arena negli ultimi anni mentre quelle dei costi di gestione e della gestione finanziaria risultano addirittura inferiori [cfr. FAQ n.7], ndr], non si spiegherebbe, allora, per quale motivo J. Pallotta abbia sottoscritto un vincolo di utilizzo in favore di AS Roma di così lunga durata (30 anni[3]) nonostante, in caso di una sua rottura, sia tenuto al versamento di una penale pari all’importo del Contributo Straordinario attualizzato al momento della corresponsione[2].

Risulta, pertanto,  evidente come, da qualsiasi angolazione la si osservi, l’ipotesi di separazione fra AS Roma e Stadio potrebbe interessare, tutt’al più, gli altri soci finanziatori i quali, seppure già garantiti dal Business Park, potrebbero ambire ad appropiarsi anche dei ricavi attualmente monopolizzati in via esclusiva da J. Pallotta (quelli di AS Roma), attraverso la sostituzione del club giallorosso con altre società utilizzatrici alle quali strappare condizioni più favorevoli rispetto a quelle imposte dal Comune di Roma e da J. Pallotta stesso in virtù della rispettiva forza contrattuale.

Tutta la struttura si configura, dunque, come un complesso incastro di compromessi fra interessi diversi, un do ut des nel quale nessuno può guadagnare senza che guadagni anche il proprio partner.

Ultimo aggiornamento: 9 agosto 2016

Fonte [1]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/stadio-roma/elaborati/2014-05-29-studio-di-fattibilita.pdf
Fonte [2]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/dipartimento/delibere/dac-2014-132.pdf (pag.18 punto 6)
Fonte [3]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/dipartimento/delibere/dac-2014-132.pdf (pag.6 penultimo paragrafo)


14. La legge sugli stadi

Una bilancia simbolo della giustizia e dei tomi di legge su una scrivania

D: Ma la legge sugli stadi non doveva servire a patrimonializzare le società sportive? E non vietava le cubature compensative?

R: La Legge 147/2013, tre commi della quale sono conosciuti anche come “Legge sugli stadi”[1], nasce per soddisfare l’esigenza di ammodernamento degli impianti sportivi nazionali e dalla consapevolezza del Legislatore di non disporre delle risorse pubbliche necessarie allo scopo.

Per questo motivo, richiamandosi al comma 19 dell’art. 153 del D.Lgs. n.163/2006[2] (nel quale viene disciplinato il caso di una proposta, da parte di operatori economici, relativa alla realizzazione in concessione di lavori pubblici o di pubblica utilità “non programmati”), essa delega al privato la loro costruzione/ristrutturazione attraverso il meccanismo del project financing.

Per stimolare l’ingresso degli investitori, inoltre, il Legislatore ha previsto alcune agevolazioni finalizzate ad una più facile remunerazione dei loro capitali, quali:

  • la libertà di iniziativa per qualunque soggetto privato, non necessariamente società sportiva; per usufruire della legge, infatti, è sufficiente un accordo fra il promotore e una o addirittura più società utilizzatrici dell’impianto in via prevalente 
  • La possibilità di realizzare tutti gli interventi necessari al raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa, ossia la famosa cubatura compensativa, dalla quale risultava inizialmente esclusa quella destinata ad uso residenziale, poi reintrodotta tramite D.L. 50/2017[3] [attualmente in fase di conversione parlamentare e dunque passibile di emendamenti in grado di ripristinare quanto previsto dal testo originale]
Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2017

Fonte [1]: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/12/27/13G00191/sg (commi 303 – 304 – 305)
Fonte [2]: http://documenti.camera.it/leg17/dossier/Testi/ID0006cs1.htm#_Toc380153707 (commi 304 – 305, sezione “La procedura di project financing”)
Fonte [3]: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/04/24/17G00063/sg (art. 62)


13. La speculazione edilizia

Un ecomostro a ridosso di una spiaggia

D: A me sembra che un progetto dove lo Stadio costituisce soltanto il 14%, non sia altro che la solita speculazione edilizia. Che c’entrano 3 grattacieli col calcio?

R: Iniziamo con una doverosa precisazione: l’area destinata allo stadio (49.000mq) costituisce il 14% della sola parte edificata (354.000mq) la quale, a sua volta, corrisponde soltanto al 10% del progetto complessivo![2]

L’area oggetto di intervento, infatti, si estende su una superficie pari a circa 89 ettari[1] ai quali vanno aggiunti 34 ettari di parco fluviale[10] richiesti dal Comune di Roma in sede di trattativa privata, per un totale di circa 125 ettari di superficie territoriale[2] il cui 50% sarà composto da aree verdi e al 76% destinata ad uso pubblico (50% parchi e verde pubblico, 15% spazi pubblici, 11% infrastrutture)[2][3].

Considerando l’area complessiva (180Ha), invece, l’incidenza del costruito sul totale del progetto scende addirittura al 7% [vedi fig. 2].

Ciò è possibile, ironia della sorte, proprio grazie alle torri e alla concentrazione verticale delle cubature prevista con esse.

Occorre considerare, infatti, che le superfici edificate sono espresse in termini di SUL e poiché si definisce «superficie utile lorda» (SUL) la somma delle superfici dei diversi piani, l’occupazione di suolo, a parità della stessa, risulta inversamente proporzionale al numero di piani degli edifici previsti.

Ripartizione della superficie per comparto

fig.1 – Ripartizione della superficie per comparto (dati aggiornati ai progetti definitivi a cura di @TDVProject)

Ripartizione della superficie per tipologia di opera

fig. 2 – Ripartizione della superficie per tipo di intervento (dati aggiornati ai progetti definitivi a cura di @TDVProject)

Dati molto diversi da quello che la domanda poteva lasciare intendere e piuttosto insoliti in una presunta speculazione edilizia, non trovi?

I 49.000mq del comparto sportivo [successivamente divenuti 52.500mq in sede di progettazione definitiva a discapito del Business Park[11], ndr] peraltro, sono in linea con quanto attualmente consentito dal PRG vigente. Moltiplicando, infatti, l’indice di Edificabilità Territoriale pari a 0,09mq/mq[8] per la Superficie Territoriale (cioè l’area ex-ippodromo di proprietà Eurnova) pari a 547.015mq[7] si ottiene esattamente 49.000mq di SUL.

Se  è vero, però, che l’obiettivo è costruire il nuovo impianto con tutte le infrastrutture necessarie ad un suo corretto e sicuro utilizzo (viabilità, Tpl, parcheggi, parco, ecc.), è anche vero che lo Stadio, da solo, non è in grado di ripagare lo sforzo economico richiesto al proponente per la sua realizzazione e per quella delle infrastrutture ad esso collegate. Questo perché:

  1. gran parte dei ricavi (incassi degli eventi a marchio AS Roma + 10% del Margine Operativo Netto degli altri eventi), non finiranno nelle casse del proponente (ossia colui che sosterrà i costi di costruzione) ma in quelle di AS Roma, limitando così le risorse disponibili allo scopo [cfr. FAQ n.7] ;
  2. a fronte di circa 500mln previsti come costo dello Stadio e delle strutture connesse (Nuova Trigoria, Roma Village), il Comune di Roma ha chiesto al proponente oneri di urbanizzazione per un totale di 320mln[4] [cfr. FAQ n.10], ossia circa il 65% di costi aggiuntivi.

Ed è qui che entra in gioco il Business Park.

Esso è soltanto la conseguenza dell’applicazione delle compensazioni, previste dalla Legge 147/2013 con esclusione di nuovi complessi di edilizia residenziale[5], necessarie al raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa [cfr. FAQ n.14].

Maggiore è la richiesta di oneri di urbanizzazione da parte del  Comune, infatti, maggiore è la necessità del proponente di disporre di volumetrie aggiuntive a compensazione di tali costi addizionali.

Schema riassuntivo percorso compensazioni

fig. 3 – Schema riassuntivo della sostenibilià economico-finanziaria del progetto, Studio di Fattibilità, pag.44

La SUL a compensazione è calcolata in proporzione al valore delle opere che consolidano l’interesse pubblico della proposta (195mln dei 320 totali, cfr. FAQ n.18), attribuendo in circa 800€/mq il valore di trasformazione del territorio: 195mln/805,5€/mq = 242.000mq[1].

Il valore massimo di SUL consentita dal PRG vigente su quell’area (quindi un indice ritenuto già attualmente, dallo strumento urbanistico del Comune, pienamente sostenibile in quel quadrante) è di circa 112.000mq[6], mentre il resto sarà insediabile in variante al PRG stesso[9] [a seguito dell’intervento l’area si caratterizzerà per una maggiore urbanizzazione e una elevata accessibilità soprattutto tramite ferro, divenendo assimilabile alla componente PRG “Centralità urbane e metropolitane a pianificazione definita”, ndr].

Dunque, dei 354.000mq di SUL totale realizzabili nell’area (112.000 + 242.000), 49.000mq sono dedicati al complesso sportivo mentre 305.000mq sono dedicati al comparto B1 (Business Park). Moltiplicando i 305.000mq di SUL per l’altezza convenzionale di calcolo delle cubature pari a 3,20m si ottiene un totale di 976.000mc.

A questo punto si obietterà: ma a Roma esistono già numerosi edifici per uffici inutilizzati! Anche fosse vero, ciò rientra nel rischio d’impresa del promotore, mentre per la collettività tale rischio risulta nullo.

Se anche le torri, per assurdo, restassero vuote, infatti, la città avrebbe guadagnato uno stadio moderno, un complesso architettonicamente di grido [e capace di contrastare lo sprawl, dal momento che costruire verticalmente, oltre a ridurre la superficie edificata, favorisce la concentrazione di servizi e cittadini, ndr] e tutta una serie di infrastrutture nuove o ammodernate, opzione del tutto preferibile rispetto a una soluzione al risparmio nella quale, per consentire la costruzione dello stadio senza altre volumetrie [ipotesi  puramente accademica poiché non sostenibile dal proponente, sulla base di quanto precedentemente illustrato, ndr], si rinunciasse a gran parte delle opere pubbliche, pur necessarie, non potendo pretendere da un privato un progetto senza equilibrio economico.

Peraltro, i benefici di una eventuale riduzione delle cubature del Business Park, sarebbero limitati, se non addirittura nulli, anche in termini di recupero di suolo poichè la maggior parte della SUL è assorbita dalle torri, ossia da strutture a sviluppo verticale anziché orizzontale.

Ultimo aggiornamento: 4 novembre 2016

Fonte [1]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/news/assessorato/attivita/2014-18-12-stadio/stadio-presentazione.pdf (pagina 33)
Fonte [2]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/tor-di-valle-osservatorio.html
Fonte [3]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/stadio-roma-tordivalle.html (sezione 1.2 Masterplan del paesaggio)
Fonte: [4]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/news/assessorato/attivita/2014-18-12-stadio/stadio-presentazione.pdf pagina 27. In caso di problemi di visualizzazione, questa è una sua screenshot: L'elenco delle opere infrastrutturali previste a carico del proponente per la realizzazione dello Stadio della Roma a Tor di Valle
Fonte [5]: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/12/27/13G00191/sg (comma 304 lettera a)
Fonte [6]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/news/assessorato/attivita/2014-18-12-stadio/stadio-presentazione.pdf (pagina 32)
Fonte [7]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/news/assessorato/attivita/2014-18-12-stadio/stadio-presentazione.pdf (pagina 31)
Fonte [8]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/uo_urban/prg_vigente/prg_nta.pdf (art. 87 comma 2, pag.72)
Fonte [9]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/dipartimento/delibere/dac-2014-132.pdf (pagina 28)
Fonte [10]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/dipartimento/delibere/dac-2014-132.pdf (pag.18 punto 8)
Fonte [11]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/stadio-roma/elaborati/TDV-elab-amb-vas-28042016.pdf (pag. 46 paragrafo 3.2.8)


Hanno collaborato:
Francesco Rapone (@FrancescoRapone), calcoli urbanistici

12. Stadio della Roma e modello L.A. Live (Parte V: I finanziatori)

Nokia Plaza, presso L.A. Live

D: Sai che non ho ancora capito chi metterà i soldi né come rientrerà dell’investimento?

R: L’arrangement finanziario relativo ai costi di realizzazione dello Stadio (circa 500mln[3]) sarà curato da Goldman Sachs[1]. E’ dunque possibile che essa eroghi direttamente un mutuo (ripetendo quanto già fatto in fase di ristrutturazione del debito di AS Roma e in fase di finanziamento dei costi di progettazione) o coordini un pool di banche e investitori al medesimo scopo. Il Business Park, invece, dovrebbe essere finanziato interamente da Parnasi e, soprattutto, un pool di altri investitori[1].

A tale proposito, in occasione della presentazione dei progetti definitivi in data 15/6/2015, Parnasi ha anticipato la costituzione di un fondo apposito mentre, in data 17 maggio 2016, sono state rese note le modalità di finanziamento della fase di progettazione[2]. Non è ancora chiaro, invece, in quale linea di credito ricadranno gli oneri infrastrutturali (stimati, nel Masterplan 2.0, in circa 200mln di euro).

Oltre che dallo sfruttamento dello Stadio al di fuori dell’attività AS Roma, il ritorno economico del proponente proverrà dal Business Park [cfr. FAQ n.13 e FAQ n.4], attraverso la vendita/locazione di uffici e locali commerciali [non bisogna dimentcare che il complesso di edifici porta la firma di Daniel Libeskind, una delle archistar più famose del globo, autore della Freedom Tower a Ground Zero e del Museo Ebraico di Berlino, ndr].

Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2016

Fonte [1]: http://ppan.it/stories/stadio-as-roma-costruttore-parnasi-spiega-perche-scelti-meis-libeskind/
Fonte [2]: http://res.cloudinary.com/as-roma-turbine-production/image/upload/v1463436348/asroma-uat/oywhubts7oymjp5lihl3.pdf


7. La proprietà dell’impianto (Parte III: How much? SdR vs Allianz Arena)

Render dello Stadio della Roma

D: Quindi, più precisamente, la AS Roma come ci guadagnerà?

R: Oltre ai vantaggi derivanti dall’aspetto sportivo del progetto, grazie al quale il club giallorosso si troverà a disporre dello Stadio e di un nuovo centro, comprensivo di campi di allenamento e una serie di servizi accessori (Panoramic Restaurant, Broadcast Studio, Hall of Fame, ecc.), AS Roma godrà, secondo quanto desumibile direttamente o indirettamente dallo Studio di Fattibilità, dei benefici economici provenienti da:

  1. vendita dei biglietti per gli eventi AS Roma[5]
  2. Fan Tour dello Stadio[2]
  3. una quota pari al 10% del margine operativo netto (MON) su tutti gli eventi non organizzati da AS Roma[3][2] [sì, hai capito bene: quando gli utenti di lazio.net o vecchiasignora.com andranno ad assistere al concerto degli One Direction, finanzieranno indirettamente AS Roma, ndr]

A questi, naturalmente, si aggiungeranno i profitti a marchio AS Roma, compresi quelli realizzati nel Roma Village, secondo le diverse modalità già attualmente in essere  [ad esempio, nel contratto con Nike[4], ndr]

Tuttavia, fin quando gli accordi commerciali non saranno dettagliati ulteriormente, azzardare qualsiasi previsione di ricavo risulterà pressoché impossibile. Le informazioni incluse nello Studio di Fattibilità e nelle successive integrazioni, infatti, sono decisamente insufficienti allo scopo oltre che, tavolta, ambigue e contraddittorie. Non è ancora chiaro, ad esempio, in quale categoria rientrino i ricavi derivanti dall’affitto delle luxury-suite (50 suite con salotti e bar privati e 3 club esclusivi, di cui uno da 200 posti[1])  né se nel calcolo del MON siano inclusi, ed eventualmente con quale incidenza, anche costi e ricavi non direttamente riconducibili ad un singolo evento extra-AS Roma (come i naming rights o il costo del personale).

Nel frattempo, può essere interessante rilevare come le previsioni di ricavo presenti nello Studio di Fattibilità[6] risultino più o meno in linea coi valori fatti registrare dall’Allianz Arena negli ultimi dieci anni, a fronte di costi di gestione, oneri finanziari e ammortamenti decisamente inferiori rispetto a quelli dell’impianto tedesco:

comparazione allianz sdr

(dati Allianz Arena München Stadion GmbH a cura di Luca Marotta [jstargio@gmail.com])

Tengo particolarmente a ricordare, comunque, come questa comparazione si basi esclusivamente sulle voci di ricavo riconducibili alle società proprietarie degli impianti (“Allianz Arena München Stadion GmbH„ per quello tedesco e “Stadio TdV SpA„ per quello romano) e, dunque, non includa gli incassi da botteghino, poiché spettanti all’organizzatore dell’evento che prende in locazione lo stadio. L’Allianz Arena, infatti, è  locato a titolo oneroso ai due club di Monaco di Baviera (FC Bayern e TSV 1860 München) esattamente come lo Stadio della Roma lo sarà alla AS Roma.

Tuttavia, mentre Allianz Arena München Stadion GmbH è controllata al 100% dalla FC Bayern München AG che può, quindi, trasferire a sé anche l’eventuale utile da essa generato, la AS Roma SpA potrà contare, invece, soltanto sul 10% del MON sugli eventi da lei non direttamente organizzati. Per contro, FC Bayern München AG ha sostenuto i costi di costruzione dell’impianto (dovendo perfino ricorrere alla sottoscrizione di derivati cross-currency interest rate swap a copertura del rischio tasso di interesse e sostenendo i costi per la loro risoluzione a seguito del rimborso anticipato del debito[7]), mentre la AS Roma SpA sarà sollevata dal rischio d’impresa ad essi connesso [cfr. FAQ n.4].

Quanto appena detto, ovviamente, non costituisce alcuna garanzia che, quelli previsti nello Studio di Fattibilità, risulteranno essere gli effettivi ricavi dello Stadio della Roma né può produrre elementi utili a determinare  quelli direttamente spettanti alla AS Roma, che saranno condizionati, quasi integralmente, dai risultati della squadra nelle competizioni nazionali e internazionali. Di sicuro, però, restituisce una misura abbastanza precisa delle aspettative e delle ambizioni del proponente.

Ultimo aggiornamento: 9 agosto 2016

Fonte [1]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/stadio-roma/elaborati/2014-05-29-studio-di-fattibilita.pdf (pag. 23)
Fonte [2]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/dipartimento/delibere/dac-2014-132.pdf (pagina 7, ultimo paragrafo)
Fonte [3]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/stadio-roma/elaborati/2014-08-18-all-C-uso-stadio.pdf (pagina 2, ultimo punto)
Fonte [4]: http://res.cloudinary.com/as-roma-turbine-production/image/upload/v1449662269/asroma-uat/vnj7mfl1h1whiwhngjgp.pdf (pag.95-96)
Fonte [5]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/stadio-roma/elaborati/2014-05-29-studio-di-fattibilita.pdf (pag. 37)
Fonte [6]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/stadio-roma/elaborati/2014-05-29-studio-di-fattibilita.pdf (pagina 40)
Fonte [7]: Allianz Arena Stadion 2013-2014 (pagina 14)


6. La proprietà dell’impianto (Parte II: SdR vs Staples Center)

Render dello Stadio della Roma

D: Eppure, su diversi forum calcistici, si afferma che i guadagni per AS Roma saranno minimi, se non addirittura in perdita. Non è così?

R: Soffermiamoci per qualche istante sullo Staples Center, lo stadio dove gareggiano le due squadre NBA di Los Angeles, i Lakers e i Clippers e quella NHL dei Kings.

Sapresti dire il nome dell’azienda proprietaria di questo impianto nonché uno dei principali partner di Pallotta nello Stadio della Roma? E quello dell’architetto che ha progettato entrambe le strutture? Saresti in grado, infine, di indicare in quale complesso è localizzato e qual è il modello di business adottato per lo Stadio della Roma? No? Lascia che ti aiuti io, allora. Le risposte a queste tre domande sono: AEG[1], Dan Meis[2] e L.A. Live[1].

Curiose coincidenze, non trovi?

Dovremmo pertanto dedurre, in base a quanto affermato nei suddetti forum,  che anche tutte queste squadre non realizzino succulenti introiti da stadio [90mln di dollari l’anno per i Lakers, soltanto dal botteghino[3], ndr], non essendo proprietarie della struttura e che Steve Ballmer sia un povero sprovveduto ad aver sostenuto un esborso di circa 2mld di dollari per l’acquisizione di una franchigia priva di un impianto di proprietà nel suo patrimonio[4]?

Naturalmente, conclusioni del genere sono del tutto fuorvianti, dal momento che la proprietà, in sé, non rappresenta alcun indice di remunerazione. Fatta salva la politica locale, che esercita una funzione di indirizzo spesso determinante, infatti, laddove le condizioni del mercato immobiliare non risultano favorevoli o la capacità di spesa adeguata all’investimento desiderato, non è infrequente assistere a soluzioni più articolate che spaziano dalla proprietà di terzi (come lo Staples Center nel caso di Lakers, Clippers e Kings, appunto) a quella condivisa (ad es. Bulls e Blackhawks nel caso dello United Center oppure, almeno nelle intenzioni iniziali, FC Bayern e TSV 1860 München in quello dell’Allianz Arena) passando spesso per il [decisamente controverso, ndr] partenariato pubblico-privato (PPP)[5] (come nel caso del prossimo stadio di Rotterdam [cfr. FAQ n.1]), tutte aventi lo scopo di frazionare il rischio di impresa su una pluralità di soggetti senza compromettere la vantaggiosità dell’investimento dei club sportivi coinvolti.

Ultimo aggiornamento: 4 dicembre 2016

Fonte [1]: http://aegworldwide.com/facilities/arenas/staplescenter
Fonte [2]: http://www.meisstudio.com/staples-center/
Fonte [3]: http://articles.latimes.com/2012/oct/18/sports/la-sp-lakers-fyi-20121018
Fonte [4]: http://www.washingtonpost.com/news/fancy-stats/wp/2014/05/29/why-the-clippers-could-be-worth-2-billion-or-more/
Fonte [5]: https://www.sandiego.gov/sites/default/files/legacy/chargersissues/pdf/horrow.pdf