16. Pallotta e AS Roma

Una foto di James Pallotta con abbigliamento AS Roma

D: Se col solo Stadio non si guadagna, significa che Pallotta vuole farlo con gli incassi della AS Roma?

R: Ma questo è ovvio. Pallotta sta cercando (fin qui con scarso successo, ad onor del vero) di attuare una serie di strategie finalizzate alla crescita del club e, conseguentemente, dei propri ricavi, siano essi alimentati dai flussi di cassa del club o da un cospicuo capital gain.

L’impegno profuso da lui e dai suoi soci, soprattutto nei primi due anni, fra acquisizione del club, riscatto dei debiti nei confronti di Unicredit, ricapitalizzazioni e prestiti (anche in futuro conto aumento di capitale), dovrebbe costituire una garanzia sulle loro reali intenzioni, ossia che alla crescita della AS Roma corrisponde un incremento dei loro ricavi e che i due obiettivi non possono e non devono essere in conflitto, pena il fallimento di entrambi[2].

Tuttavia, occorre sempre tenere a mente come Raptor Capital Management, l’azienda del gruppo Raptor cui AS Roma è riconducibile,  sia un Hedge Fund (ad agosto 2013 il sesto più importante del mondo per introiti da equity[1]), ossia un fondo il cui portafoglio si compone di investimenti accumunati da alcune caratteristiche ben precise, fra cui:

  • limitato investimento iniziale (sia economico che temporale)
  • altissimo indice di rischio
  • elevata remuneratività, possibilmente in grado di ripagare il fallimento di tutti gli altri investimenti in portafoglio

e alle quali anche l’operazione AS Roma si attiene fedelmente, caratterizzandosi infatti per:

  • contenuti costi di acquisizione e ricapitalizzazione (per un totale di circa 180mln[4]), entrambi sostenuti principalmente nei primi anni di proprietà
  • elevate possibilità di veder fallire il progetto Stadio per ragioni economiche o politiche
  • altissima prospettiva di reddito una volta realizzato il complesso

Tutte queste caratteristiche, generalmente, si inseriscono in un’operazione denominata Leveraged Buy-Out (acquisizione a leva) e realizzata tramite la costituzione di una o più società veicolo [AS Roma SPV LLC e la sua controllata NEEP Roma Holding S.p.A, nel caso in questione, ndr] le cui risorse necessarie all’acquisizione della società target [AS Roma SpA, sempre nel caso in questione, ndr] sono finanziate per lo più a debito che a capitale (ossia con leva finanziaria più che azionaria), in considerazione del suddetto elevato profilo rischio-rendimento.

Da ciò si deduce che, maggiore è il rapporto debito/capitale delle società veicolo, maggiore è l’instabilità dell’intera operazione poiché la ricchezza generata dalla società target deve:

  • rimborsare il debito contratto dalle società veicolo per sostenere i costi di acquisizione più gli interessi, proporzionali alla rischiosità dell’investimento, dovuti su di esso
  • remunerare gli investitori

Inoltre, a garanzia di tale debito, solitamente vengono accese polizze o contratti di fideiussione aventi oggetto i beni di proprietà della società target.

Sorprendentemente, però, le due società veicolo dell’operazione in questione sono caratterizzate da una struttura finanziaria fortemente sbilanciata verso il capitale.

Dal bilancio 2015 di NEEP Roma Holding S.p.A[5] risulta, infatti, che i mezzi propri, pari a 160,23mln di Euro, finanziano l’83,5% dell’attivo così come, dal bilancio al 31 dicembre 2015 della sua controllante AS Roma SPV LLC[6], risulta che il totale dell’attivo, pari a 201mln di dollari USA, è finanziato per il 95% con capitale di rischio, ossia con mezzi propri dei soci.

Si può di conseguenza affermare che, essendo il peso del debito, nella struttura finanziaria aggregata delle società veicolo, inferiore al 20%, quando nelle operazioni di LBO più canoniche si attesta quantomeno al 50%, il grado di rischio complessivo e il profilo speculativo dell’operazione, per ciò che può interessare ai tifosi, sono molto inferiori alla norma.

Alla luce di ciò, la querelle sulla proprietà dello Stadio appare del tutto sterile e secondaria [cfr. FAQ n.6]. La vera domanda che dovrebbero porsi i tifosi, in effetti, sarebbe: saprà Pallotta dare seguito alla sua brillante visione d’insieme incastrando i pezzi di una operazione così terribilmente complessa e ad alto rischio fallimento [cfr. FAQ n.2, FAQ n.4, FAQ n.9, FAQ n.15]?

Dalla risposta dipenderanno le sorti dell’AS Roma non soltanto relativamente all’esperienza americana ma anche a quelle future.

La storia, infatti, ha ormai ampiamente dimostrato come, una fragile condizione societaria sulla falsariga di quella ereditata dai Sensi, lasci spazio di manovra ad acquirenti di medio-basso cabotaggio o, nel migliore dei casi, a spericolati avventurieri della finanza. Rischio che sarebbe, invece, scongiurato nel caso di una AS Roma finalmente in grado di produrre reddito e legata per 30 anni ad un impianto ultramoderno, poiché inaccessibile al vasto sottobosco popolato da personaggi alla ricerca di un posto al sole e incapaci di offrire alcuna prospettiva di sviluppo al club.

E’ opportuno sottolineare, inoltre, come, nel caso AS Roma, persista il bisogno di una pesante capitalizzazione, prima ancora che di una patrimonializzazione: il club necessita di politiche aggressive sia dal punto di vista tecnico che di quello del marketing senza però disporre ancora delle risorse necessarie allo scopo ed è in questa direzione che, secondo la proprietà americana, sarebbero dovuti andare gli accordi commerciali come quelli, ad esempio, con Nike (componente fissa molto bassa, percentuale sulle vendite molto alta[3]) e Disney (sostenere il costo di affitto delle strutture di allenamento in cambio di visibilità).

Il sostanziale immobilismo dei ricavi commerciali, le vicissitudini relative al main sponsor e la lenta e travagliata evoluzione del progetto Stadio, tuttavia, non lascerebbero presagire il successo dell’iniziativa, almeno per il momento, e ciò dovrebbe portare inevitabilmente a riflettere anche sui possibili scenari, non necessariamente a lieto fine, conseguenti a un eventuale disinvestimento del fondo Raptor.

Ultimo aggiornamento: 19 ottobre 2016

Fonte [1]: http://www.insidermonkey.com/blog/largest-hedge-funds-in-the-world-212351/
Fonte [2]: http://www.goal.com/en/news/596/exclusive/2014/09/19/5114765/one-of-europes-best-entertainment-spots-pallotta-presents
Fonte [3]: http://res.cloudinary.com/as-roma-turbine-production/image/upload/v1449662269/asroma-uat/vnj7mfl1h1whiwhngjgp.pdf (pag.95-96)
Fonte [4]:

Acquisizione del pacchetto di maggioranza

A questo indirizzo è disponibile il documento di offerta pubblica di acquisto obbligatoria delle azioni ordinarie AS Roma lanciata nell’estate del 2011 dalla cordata americana: http://www.consob.it/documenti/opa/2011/opa_as_roma_20111013.pdf dal quale si evince, alle pag. 8-9,  che Neep Roma Holding SpA, controllata al 60% dalla Di Benedetto AS Roma LLC (successivamente divenuta AS Roma SPV LLC) e al 40% da Unicredit SPA, ha acquisito la partecipazione di maggioranza di Roma 2000 (controllante di AS Roma) e quella relativa all’intero capitale sociale di AS Roma SpA Brand Management e AS Roma Real Estate a un prezzo complessivo pari a 70,3mln . A questo indirizzo, invece, è disponibile il documento riepilogativo dei risultati dell’OPA: http://www.consob.it/documenti/opa/2011/opa_roma_avviso.pdf nel quale si attesta che il controvalore complessivo della Azioni apportate all’Offerta, oltre quelle già possedute di cui al punto precedente, è pari a 9,8mln di euro.

Ripartendo gli importi per la percentuale del pacchetto azionario di Neep Roma Holding SpA in possesso della cordata americana a quella data (pari al 60%, come detto) otteniamo, dunque: (70,3mln + 9,8mln) * 60% = 48mln

Aumento di capitale

A questo indirizzo è disponibile il bilancio al 30 giugno 2015: http://res.cloudinary.com/as-roma-turbine-sandbox/image/upload/v1448016819/asroma-uat/mv4ula8t1gwjwgtmw6rb.pdf nel quale, a pag. 11, vengono riportati i risultati dell’aumento di capitale operato nell’esercizio e dal quale si evince che Neep Roma Holding SpA ha sottoscritto integralmente la quota di sua competenza per un valore complessivo di 77,9mln di euro e nuove Azioni per un valore pari a 1,7mln

Ripartendo gli importi per la percentuale del pacchetto azionario di Neep Roma Holding SpA in possesso della cordata americana a quella data (pari al 60%, come detto) otteniamo, dunque: (77,9mln + 1,7mln) * 60% = 47,7mln

Acquisizione delle quote di Neep Roma Holding SpA in possesso di Unicredit SpA

A questo indirizzo è disponibile il comunicato relativo all’acquisizione da parte di AS Roma SPV LLC delle quote di Neep Roma Holding SpA in possesso di Unicredit SpA, per un importo totale di 33mln di euro: http://res.cloudinary.com/as-roma-turbine-sandbox/image/upload/v1448030509/asroma-uat/hfbcj7jifw9z0sprjmor.pdf

Versamenti in conto futuro aumento di capitale

A questo indirizzo è disponibile il bilancio al 30 giugno 2016: http://res.cloudinary.com/as-roma-turbine-production/image/upload/v1475862489/asroma-uat/vn0bu2fruaibavg2twdy.pdf nel quale, a pag. 40, vengono riportati i versamenti effettuati da Neep Roma Holding SpA in conto futuro aumento di capitale nei primi mesi dell’esercizio 2016/17, pari a 57,2mln di euro.

Fonte [5]: Neep Roma Holding SpA Bilancio 2015 (pag. 16-17)


Fonte [6]: http://res.cloudinary.com/as-roma-turbine-production/image/upload/v1475862489/asroma-uat/vn0bu2fruaibavg2twdy.pdf (pagina 193)


Hanno collaborato:
Riccardo Bellini (bellini.ric@gmail.com), consulenza

15. Pallotta e lo Stadio

Una foto di James Pallotta con abbigliamento AS Roma

D: Non hai paura che, appena terminati i lavori, Pallotta venda la AS Roma e tenga lo Stadio per sé?

R: Consultando lo Studio di Fattibilità[1] presentato in Comune alle pp. 36-37, si può notare come i ricavi previsti dall’utilizzo della struttura ammontino a 62mln annui così ripartiti:

  • 45% relativi alla vendita dei biglietti, non direttamente spettanti a AS Roma
  • 40% per pubblicità e sponsorship
  • 15% per altri ricavi (ristorazione, merchandising, ecc.)

Considerando l’ipotesi di un mutuo ventennale al 6%, con rimborso annuale pari a 31,5mln più maxirata finale del 20%, il proponente sviluppa, a pag. 40, un’analisi di sensibilità sul worst case scenario, ossia nell’ipotesi di un ammontare di ricavi ridotto del 10% (56mln). Al netto delle spese di gestione, degli oneri finanziari e delle imposte, il risultato economico si attesta ben al di sotto dei 10mln per circa la metà del periodo esaminato (6,2mln in media) mentre sfonda il muro dei 20mln soltanto nell’ultimo anno di simulazione. Il flusso di cassa disponibile, invece, si mantiene costante intorno ai 4mln annui.

Proiezione di costi-ricavi del promotore (ossia esclusi eventi AS-Roma) dello Stadio della Roma

Previsione del cash flow e del conto economico, Studio di Fattibilità, pag.40

Privato degli incassi derivanti dagli eventi AS Roma, dunque, l’impianto, nelle previsioni del proponente, è ritenuto scarsamente remunerativo. Alla luce di ciò, l’ipotesi formulata nella domanda appare decisamente improbabile, se non addirittura un completo nonsense.

A questo punto, tuttavia, certamente si obietterà: ma le previsioni di guadagno potrebbero essere state strumentalmente sottostimate!

In quel caso [tutto da dimostrare, dal momento che le proiezioni dei ricavi appaiono in linea, ad esempio, con quanto fatto registrare dall’Allianz Arena negli ultimi anni mentre quelle dei costi di gestione e della gestione finanziaria risultano addirittura inferiori [cfr. FAQ n.7], ndr], non si spiegherebbe, allora, per quale motivo J. Pallotta abbia sottoscritto un vincolo di utilizzo in favore di AS Roma di così lunga durata (30 anni[3]) nonostante, in caso di una sua rottura, sia tenuto al versamento di una penale pari all’importo del Contributo Straordinario attualizzato al momento della corresponsione[2].

Risulta, pertanto,  evidente come, da qualsiasi angolazione la si osservi, l’ipotesi di separazione fra AS Roma e Stadio potrebbe interessare, tutt’al più, gli altri soci finanziatori i quali, seppure già garantiti dal Business Park, potrebbero ambire ad appropiarsi anche dei ricavi attualmente monopolizzati in via esclusiva da J. Pallotta (quelli di AS Roma), attraverso la sostituzione del club giallorosso con altre società utilizzatrici alle quali strappare condizioni più favorevoli rispetto a quelle imposte dal Comune di Roma e da J. Pallotta stesso in virtù della rispettiva forza contrattuale.

Tutta la struttura si configura, dunque, come un complesso incastro di compromessi fra interessi diversi, un do ut des nel quale nessuno può guadagnare senza che guadagni anche il proprio partner.

Ultimo aggiornamento: 9 agosto 2016

Fonte [1]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/stadio-roma/elaborati/2014-05-29-studio-di-fattibilita.pdf
Fonte [2]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/dipartimento/delibere/dac-2014-132.pdf (pag.18 punto 6)
Fonte [3]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/dipartimento/delibere/dac-2014-132.pdf (pag.6 penultimo paragrafo)


9. Tor di Valle (Parte II: Unicredit)

Logo Unicredit

D: Perché si mormora che l’area sia stata scelta solo per favorire Unicredit?

R: In data 15 marzo 2012 la AS Roma conferisce l’incarico a Cushman&Wakefield, azienda leader mondiale nell’intermediazione immobiliare, di individuare la zona più adatta ad ospitare il proprio impianto[3]. C&W inizialmente apre alle proposte dei privati, collezionandone circa un centinaio, per poi completare una prima scrematura che ne riduce il numero a una decina circa. Le aree selezionate vengono quindi sottoposte alla valutazione dei tecnici del Comune di Roma, i quali attestano che quattro di esse, fra cui Tor di Valle, soddisfano i requisiti di idoneità [il giudizio viene espresso durante il mandato della giunta di centrodestra guidata da Gianni Alemanno ma viene confermato anche dopo l’insediamento di quella di centrosinistra con Ignazio Marino sindaco, ndr][4].

La teoria del complotto ispiratrice dei rumors riportati nella domanda, vuole che l’incarico a C&W (durato circa nove mesi, da marzo 2012 a dicembre 2012, ossia fino al memorandum d’intesa a Orlando, fra Parnasi e Pallotta[1]) sia stato, in realtà, soltanto un espediente volto a delegittimare la voce secondo cui, la scelta di Parnasi quale partner dell’operazione, sarebbe stata determinata esclusivamente dalla sua pesante posizione debitoria nei confronti di Unicredit.

Secondo tale teoria, pertanto, Unicredit avrebbe persuaso un importante advisor internazionale a inscenare, a rischio della propria reputazione, una falsa campagna di raccolta e selezione delle proposte. La messinscena sarebbe poi stata perfezionata corrompendo funzionari e dirigenti del Comune di Roma, al fine di ottenere l’inserimento di Tor di Valle nelle aree dichiarate idonee ad ospitare l’impianto.

Anche senza entrare nel merito della sua credibilità e autenticità, la cui verifica sarebbe, eventualmente, competenza della magistratura, dalla ricostruzione appena descritta emergono chiaramente due importanti mancanze non essendo, infatti, specificato perché e ai danni di chi sarebbe stato organizzato tale complotto.

La prima delle ipotesi, naturalmente, porta dritti a Pallotta: Unicredit avrebbe tramato per imporre l’area al finanziere americano. Ma Pallotta, in quanto socio di maggioranza della Neep Roma Holding SpA (la controllante AS Roma), avrebbe potuto disconoscere in qualsiasi momento l’esito (non vincolante) della consulenza farlocca di C&W e del Comune di Roma, qualora non si fosse rivelato in linea coi propri programmi. Tor di Valle, quindi, doveva soddisfare a prescindere i criteri imposti[5] per la selezione dell’area, rendendo di fatto superfluo qualsiasi tentativo di manipolazione.

La seconda ipotesi, invece, riguarda l’opinione pubblica: Unicredit e Pallotta avrebbero organizzato una gigantesca messinscena per giustificare agli occhi dei cittadini la scelta dell’area di Tor di Valle. In questo caso, tuttavia, non sarebbe chiaro il motivo per cui i soggetti in questione avrebbero dovuto avvertire l’esigenza di legittimare i propri partner davanti all’opinione pubblica, per giunta al costo di reati penali, trattandosi oltretutto di un investimento privato completamente a carico di privati (e, quindi, per sua natura rispondente soltanto a criteri di convenienza personale e non a graduatorie di merito pubblico) oltre che di una eccellenza in campo architettonico (basti ricordare le principali firme coinvolte: Dan Meis per lo Stadio, Daniel Libeksind per il Business Park e Andreas Kipar per i parchi).

Alla luce di ciò, appare decisamente più plausibile che Tor di Valle, dopo un’accurata analisi condotta anche grazie a C&W e a tecnici e funzionari del Comune di Roma, si sia semplicemente rivelata come il miglior compromesso fra i requisiti di Legge (localizzare un’area, da PRG, il più possibile compatibile con l’intervento previsto [cfr. FAQ n.8] e, quindi, idonea ad ospitare l’impianto), le esigenze di Pallotta (individuare un’area sufficientemente vasta da poter prevedere strutture commerciali e direzionali grazie alle quali attirare investitori che, altrimenti, non avrebbero avuto interesse a finanziare uno Stadio della AS Roma [cfr. FAQ n.2 e FAQ n.4]) e quelle di Unicredit (limitare le perdite subite durante il rapporto con la famiglia Sensi; per ottenere ciò, era fondamentale spingere Pallotta ad acquistare quote AS Roma e crediti verso di essa ancora presenti nel portafoglio della banca[2] supportandolo anche economicamente nelle fasi preliminari del progetto Stadio, in modo da aumentare l’appetibilità dell’affare AS Roma agli occhi dell’investitore americano; il tutto, ottenendo il non trascurabile effetto collaterale di aiutare un proprio debitore, il gruppo Parnasi, a rientrare della sua esposizione).

Più in generale, tutta l’operazione si configura come un’enorme convergenza di interessi, anche molto distanti fra loro, regolati da un sottile ma ben struttrato equilibrio [cfr. FAQ n.15]

Ultimo aggiornamento: 27 giugno 2016

Fonte [1]: http://www1.adnkronos.com/IGN/News/Sport/Calcio-As-Roma-firmato-accordo-Pallotta-Parnasi-a-Orlando_314037788747.html
Fonte [2]: http://res.cloudinary.com/as-roma-turbine-sandbox/image/upload/v1448030509/asroma-uat/hfbcj7jifw9z0sprjmor.pdf
Fonte [3]: Questo era il link originale del comunicato, rimosso a seguito della pubblicazione della nuova versione del sito ufficiale AS Roma: http://www.asroma.it/it/notizie/comunicato-as-roma-cushmanwakefield-llp/
Qui è possibile trovarne una sua copia, tratta da uno dei tanti siti di informazione romanista: http://tinyurl.com/had2vhp

Fonte [4]: http://www.pagineromaniste.com/baldissoni-evento-viale-tiziano-studio-tonucci/
Fonte [5]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/stadio-roma/elaborati/2014-05-29-studio-di-fattibilita.pdf (pag. 7-8)


7. La proprietà dell’impianto (Parte III: How much? SdR vs Allianz Arena)

Render dello Stadio della Roma

D: Quindi, più precisamente, la AS Roma come ci guadagnerà?

R: Oltre ai vantaggi derivanti dall’aspetto sportivo del progetto, grazie al quale il club giallorosso si troverà a disporre dello Stadio e di un nuovo centro, comprensivo di campi di allenamento e una serie di servizi accessori (Panoramic Restaurant, Broadcast Studio, Hall of Fame, ecc.), AS Roma godrà, secondo quanto desumibile direttamente o indirettamente dallo Studio di Fattibilità, dei benefici economici provenienti da:

  1. vendita dei biglietti per gli eventi AS Roma[5]
  2. Fan Tour dello Stadio[2]
  3. una quota pari al 10% del margine operativo netto (MON) su tutti gli eventi non organizzati da AS Roma[3][2] [sì, hai capito bene: quando gli utenti di lazio.net o vecchiasignora.com andranno ad assistere al concerto degli One Direction, finanzieranno indirettamente AS Roma, ndr]

A questi, naturalmente, si aggiungeranno i profitti a marchio AS Roma, compresi quelli realizzati nel Roma Village, secondo le diverse modalità già attualmente in essere  [ad esempio, nel contratto con Nike[4], ndr]

Tuttavia, fin quando gli accordi commerciali non saranno dettagliati ulteriormente, azzardare qualsiasi previsione di ricavo risulterà pressoché impossibile. Le informazioni incluse nello Studio di Fattibilità e nelle successive integrazioni, infatti, sono decisamente insufficienti allo scopo oltre che, tavolta, ambigue e contraddittorie. Non è ancora chiaro, ad esempio, in quale categoria rientrino i ricavi derivanti dall’affitto delle luxury-suite (50 suite con salotti e bar privati e 3 club esclusivi, di cui uno da 200 posti[1])  né se nel calcolo del MON siano inclusi, ed eventualmente con quale incidenza, anche costi e ricavi non direttamente riconducibili ad un singolo evento extra-AS Roma (come i naming rights o il costo del personale).

Nel frattempo, può essere interessante rilevare come le previsioni di ricavo presenti nello Studio di Fattibilità[6] risultino più o meno in linea coi valori fatti registrare dall’Allianz Arena negli ultimi dieci anni, a fronte di costi di gestione, oneri finanziari e ammortamenti decisamente inferiori rispetto a quelli dell’impianto tedesco:

comparazione allianz sdr

(dati Allianz Arena München Stadion GmbH a cura di Luca Marotta [jstargio@gmail.com])

Tengo particolarmente a ricordare, comunque, come questa comparazione si basi esclusivamente sulle voci di ricavo riconducibili alle società proprietarie degli impianti (“Allianz Arena München Stadion GmbH„ per quello tedesco e “Stadio TdV SpA„ per quello romano) e, dunque, non includa gli incassi da botteghino, poiché spettanti all’organizzatore dell’evento che prende in locazione lo stadio. L’Allianz Arena, infatti, è  locato a titolo oneroso ai due club di Monaco di Baviera (FC Bayern e TSV 1860 München) esattamente come lo Stadio della Roma lo sarà alla AS Roma.

Tuttavia, mentre Allianz Arena München Stadion GmbH è controllata al 100% dalla FC Bayern München AG che può, quindi, trasferire a sé anche l’eventuale utile da essa generato, la AS Roma SpA potrà contare, invece, soltanto sul 10% del MON sugli eventi da lei non direttamente organizzati. Per contro, FC Bayern München AG ha sostenuto i costi di costruzione dell’impianto (dovendo perfino ricorrere alla sottoscrizione di derivati cross-currency interest rate swap a copertura del rischio tasso di interesse e sostenendo i costi per la loro risoluzione a seguito del rimborso anticipato del debito[7]), mentre la AS Roma SpA sarà sollevata dal rischio d’impresa ad essi connesso [cfr. FAQ n.4].

Quanto appena detto, ovviamente, non costituisce alcuna garanzia che, quelli previsti nello Studio di Fattibilità, risulteranno essere gli effettivi ricavi dello Stadio della Roma né può produrre elementi utili a determinare  quelli direttamente spettanti alla AS Roma, che saranno condizionati, quasi integralmente, dai risultati della squadra nelle competizioni nazionali e internazionali. Di sicuro, però, restituisce una misura abbastanza precisa delle aspettative e delle ambizioni del proponente.

Ultimo aggiornamento: 9 agosto 2016

Fonte [1]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/stadio-roma/elaborati/2014-05-29-studio-di-fattibilita.pdf (pag. 23)
Fonte [2]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/dipartimento/delibere/dac-2014-132.pdf (pagina 7, ultimo paragrafo)
Fonte [3]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/stadio-roma/elaborati/2014-08-18-all-C-uso-stadio.pdf (pagina 2, ultimo punto)
Fonte [4]: http://res.cloudinary.com/as-roma-turbine-production/image/upload/v1449662269/asroma-uat/vnj7mfl1h1whiwhngjgp.pdf (pag.95-96)
Fonte [5]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/stadio-roma/elaborati/2014-05-29-studio-di-fattibilita.pdf (pag. 37)
Fonte [6]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/stadio-roma/elaborati/2014-05-29-studio-di-fattibilita.pdf (pagina 40)
Fonte [7]: Allianz Arena Stadion 2013-2014 (pagina 14)