15. Pallotta e lo Stadio

Una foto di James Pallotta con abbigliamento AS Roma

D: Non hai paura che, appena terminati i lavori, Pallotta venda la AS Roma e tenga lo Stadio per sé?

R: Consultando lo Studio di Fattibilità[1] presentato in Comune alle pp. 36-37, si può notare come i ricavi previsti dall’utilizzo della struttura ammontino a 62mln annui così ripartiti:

  • 45% relativi alla vendita dei biglietti, non direttamente spettanti a AS Roma
  • 40% per pubblicità e sponsorship
  • 15% per altri ricavi (ristorazione, merchandising, ecc.)

Considerando l’ipotesi di un mutuo ventennale al 6%, con rimborso annuale pari a 31,5mln più maxirata finale del 20%, il proponente sviluppa, a pag. 40, un’analisi di sensibilità sul worst case scenario, ossia nell’ipotesi di un ammontare di ricavi ridotto del 10% (56mln). Al netto delle spese di gestione, degli oneri finanziari e delle imposte, il risultato economico si attesta ben al di sotto dei 10mln per circa la metà del periodo esaminato (6,2mln in media) mentre sfonda il muro dei 20mln soltanto nell’ultimo anno di simulazione. Il flusso di cassa disponibile, invece, si mantiene costante intorno ai 4mln annui.

Proiezione di costi-ricavi del promotore (ossia esclusi eventi AS-Roma) dello Stadio della Roma

Previsione del cash flow e del conto economico, Studio di Fattibilità, pag.40

Privato degli incassi derivanti dagli eventi AS Roma, dunque, l’impianto, nelle previsioni del proponente, è ritenuto scarsamente remunerativo. Alla luce di ciò, l’ipotesi formulata nella domanda appare decisamente improbabile, se non addirittura un completo nonsense.

A questo punto, tuttavia, certamente si obietterà: ma le previsioni di guadagno potrebbero essere state strumentalmente sottostimate!

In quel caso [tutto da dimostrare, dal momento che le proiezioni dei ricavi appaiono in linea, ad esempio, con quanto fatto registrare dall’Allianz Arena negli ultimi anni mentre quelle dei costi di gestione e della gestione finanziaria risultano addirittura inferiori [cfr. FAQ n.7], ndr], non si spiegherebbe, allora, per quale motivo J. Pallotta abbia sottoscritto un vincolo di utilizzo in favore di AS Roma di così lunga durata (30 anni[3]) nonostante, in caso di una sua rottura, sia tenuto al versamento di una penale pari all’importo del Contributo Straordinario attualizzato al momento della corresponsione[2].

Risulta, pertanto,  evidente come, da qualsiasi angolazione la si osservi, l’ipotesi di separazione fra AS Roma e Stadio potrebbe interessare, tutt’al più, gli altri soci finanziatori i quali, seppure già garantiti dal Business Park, potrebbero ambire ad appropiarsi anche dei ricavi attualmente monopolizzati in via esclusiva da J. Pallotta (quelli di AS Roma), attraverso la sostituzione del club giallorosso con altre società utilizzatrici alle quali strappare condizioni più favorevoli rispetto a quelle imposte dal Comune di Roma e da J. Pallotta stesso in virtù della rispettiva forza contrattuale.

Tutta la struttura si configura, dunque, come un complesso incastro di compromessi fra interessi diversi, un do ut des nel quale nessuno può guadagnare senza che guadagni anche il proprio partner.

Ultimo aggiornamento: 9 agosto 2016

Fonte [1]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/stadio-roma/elaborati/2014-05-29-studio-di-fattibilita.pdf
Fonte [2]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/dipartimento/delibere/dac-2014-132.pdf (pag.18 punto 6)
Fonte [3]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/dipartimento/delibere/dac-2014-132.pdf (pag.6 penultimo paragrafo)