9. Tor di Valle (Parte II: Unicredit)

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D: Perché si mormora che l’area sia stata scelta solo per favorire Unicredit?

R: In data 15 marzo 2012 la AS Roma conferisce l’incarico a Cushman&Wakefield, azienda leader mondiale nell’intermediazione immobiliare, di individuare la zona più adatta ad ospitare il proprio impianto[3]. C&W inizialmente apre alle proposte dei privati, collezionandone circa un centinaio, per poi completare una prima scrematura che ne riduce il numero a una decina circa. Le aree selezionate vengono quindi sottoposte alla valutazione dei tecnici del Comune di Roma, i quali attestano che quattro di esse, fra cui Tor di Valle, soddisfano i requisiti di idoneità [il giudizio viene espresso durante il mandato della giunta di centrodestra guidata da Gianni Alemanno ma viene confermato anche dopo l’insediamento di quella di centrosinistra con Ignazio Marino sindaco, ndr][4].

La teoria del complotto ispiratrice dei rumors riportati nella domanda, vuole che l’incarico a C&W (durato circa nove mesi, da marzo 2012 a dicembre 2012, ossia fino al memorandum d’intesa a Orlando, fra Parnasi e Pallotta[1]) sia stato, in realtà, soltanto un espediente volto a delegittimare la voce secondo cui, la scelta di Parnasi quale partner dell’operazione, sarebbe stata determinata esclusivamente dalla sua pesante posizione debitoria nei confronti di Unicredit.

Secondo tale teoria, pertanto, Unicredit avrebbe persuaso un importante advisor internazionale a inscenare, a rischio della propria reputazione, una falsa campagna di raccolta e selezione delle proposte. La messinscena sarebbe poi stata perfezionata corrompendo funzionari e dirigenti del Comune di Roma, al fine di ottenere l’inserimento di Tor di Valle nelle aree dichiarate idonee ad ospitare l’impianto.

Anche senza entrare nel merito della sua credibilità e autenticità, la cui verifica sarebbe, eventualmente, competenza della magistratura, dalla ricostruzione appena descritta emergono chiaramente due importanti mancanze non essendo, infatti, specificato perché e ai danni di chi sarebbe stato organizzato tale complotto.

La prima delle ipotesi, naturalmente, porta dritti a Pallotta: Unicredit avrebbe tramato per imporre l’area al finanziere americano. Ma Pallotta, in quanto socio di maggioranza della Neep Roma Holding SpA (la controllante AS Roma), avrebbe potuto disconoscere in qualsiasi momento l’esito (non vincolante) della consulenza farlocca di C&W e del Comune di Roma, qualora non si fosse rivelato in linea coi propri programmi. Tor di Valle, quindi, doveva soddisfare a prescindere i criteri imposti[5] per la selezione dell’area, rendendo di fatto superfluo qualsiasi tentativo di manipolazione.

La seconda ipotesi, invece, riguarda l’opinione pubblica: Unicredit e Pallotta avrebbero organizzato una gigantesca messinscena per giustificare agli occhi dei cittadini la scelta dell’area di Tor di Valle. In questo caso, tuttavia, non sarebbe chiaro il motivo per cui i soggetti in questione avrebbero dovuto avvertire l’esigenza di legittimare i propri partner davanti all’opinione pubblica, per giunta al costo di reati penali, trattandosi oltretutto di un investimento privato completamente a carico di privati (e, quindi, per sua natura rispondente soltanto a criteri di convenienza personale e non a graduatorie di merito pubblico) oltre che di una eccellenza in campo architettonico (basti ricordare le principali firme coinvolte: Dan Meis per lo Stadio, Daniel Libeksind per il Business Park e Andreas Kipar per i parchi).

Alla luce di ciò, appare decisamente più plausibile che Tor di Valle, dopo un’accurata analisi condotta anche grazie a C&W e a tecnici e funzionari del Comune di Roma, si sia semplicemente rivelata come il miglior compromesso fra i requisiti di Legge (localizzare un’area, da PRG, il più possibile compatibile con l’intervento previsto [cfr. FAQ n.8] e, quindi, idonea ad ospitare l’impianto), le esigenze di Pallotta (individuare un’area sufficientemente vasta da poter prevedere strutture commerciali e direzionali grazie alle quali attirare investitori che, altrimenti, non avrebbero avuto interesse a finanziare uno Stadio della AS Roma [cfr. FAQ n.2 e FAQ n.4]) e quelle di Unicredit (limitare le perdite subite durante il rapporto con la famiglia Sensi; per ottenere ciò, era fondamentale spingere Pallotta ad acquistare quote AS Roma e crediti verso di essa ancora presenti nel portafoglio della banca[2] supportandolo anche economicamente nelle fasi preliminari del progetto Stadio, in modo da aumentare l’appetibilità dell’affare AS Roma agli occhi dell’investitore americano; il tutto, ottenendo il non trascurabile effetto collaterale di aiutare un proprio debitore, il gruppo Parnasi, a rientrare della sua esposizione).

Più in generale, tutta l’operazione si configura come un’enorme convergenza di interessi, anche molto distanti fra loro, regolati da un sottile ma ben struttrato equilibrio [cfr. FAQ n.15]

Ultimo aggiornamento: 27 giugno 2016

Fonte [1]: http://www1.adnkronos.com/IGN/News/Sport/Calcio-As-Roma-firmato-accordo-Pallotta-Parnasi-a-Orlando_314037788747.html
Fonte [2]: http://res.cloudinary.com/as-roma-turbine-sandbox/image/upload/v1448030509/asroma-uat/hfbcj7jifw9z0sprjmor.pdf
Fonte [3]: Questo era il link originale del comunicato, rimosso a seguito della pubblicazione della nuova versione del sito ufficiale AS Roma: http://www.asroma.it/it/notizie/comunicato-as-roma-cushmanwakefield-llp/
Qui è possibile trovarne una sua copia, tratta da uno dei tanti siti di informazione romanista: http://tinyurl.com/had2vhp

Fonte [4]: http://www.pagineromaniste.com/baldissoni-evento-viale-tiziano-studio-tonucci/
Fonte [5]: http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/stadio-roma/elaborati/2014-05-29-studio-di-fattibilita.pdf (pag. 7-8)